La fase pionieristica del calcio cervese prima del secondo conflitto mondiale.
Il calcio a Cervia coinvolgendo per vari decenni un numero considerevole di giovani e meno giovani, come protagonisti in campo o spettatori e tifosi sugli spalti, è stato ed è un grande fatto sportivo, ma anche un fenomeno sociale e di costume.
La prima esperienza calcistica nasceva nel 1927 in un campo nell’area del vecchio lavatoio, sito tra gli attuali Viale Oriani e Via Montegrappa. Era un’esperienza pionieristica. Gli allenamenti, si fa per dire, venivano svolti con tenute da gioco e metodi approssimativi. Il pallone era di stracci nei giorni feriali; solo alla domenica era di cuoio. Spesso l’attenzione veniva rivolta dai giovani calciatori più alle frequentatrici del lavatoio che al gioco di squadra. Le divise di questi pionieri del calcio lasciavano molto a desiderare. Quello che distingueva l’appartenenza alla squadra erano le maglie di colore “quasi uguale”. Le scarpe erano spesso quelle di tutti i giorni e al ritorno a casa i baldi giovani, che si esercitavano nella nuova disciplina sportiva, dovevano affrontare le ire dei genitori, non certo entusiasti di dover ricorrere con troppa frequenza ai calzolai locali.
Il 1927 era anche l’anno in cui Cervia veniva riconosciuta Stazione di Cura, soggiorno e turismo e la città cominciava ad espandersi al di fuori dell’antico borgo di salinari e pescatori.
Negli anni Trenta la squadra si diede un assetto organizzativo.
L’Avv. Boesio Casanova, che ha svolto per molti anni un ruolo di rilievo nelle vicende successive della squadra di calcio di Cervia, annotava in un suo articolo pubblicato su un’edizione speciale del Gazzettino di Cervia del 25 aprile 1978: “ Il Cervia resuscitò una prima volta alcuni anni dopo per un felice incontro tra salinari e barbieri. Il campo – un vero rettangolo – venne ricavato a monte dell’attuale Lungomare tra il Viale Roma e il porto canale esattamente dove oggi si trovano i campi da tennis. La società (Società Sportiva Cervia) si diede un’idea organizzativa. I giocatori erano equipaggiati secondo la moda di allora e di adesso e disponevano di spogliatoi sistemati nei magazzini del Ristorante Lido , tra Viale Marconi e Viale Roma per gentile concessione del Bel usél ( non Belusél) come dice Max David nel recente “Giornalaccio Romagnolo” Edizioni Rusconi 1978 ); le porte di domenica avevano le reti e di tanto in tanto si disputava la partita con finale quasi sempre a botte da orbi. Erano i tempi dei portieri Mario Vicari e Marzelli Nerio dei terzini Vicari e Penso Juvarez e Dallamora Olindo ( “gamba ad sàrar), del centromediano Alfredo Collina, reduce dal servizio militare in Cina e poi Trento, Grassi Pietro (Piròn quando faceva il dilettante ciclista di terza categoria), Alberto Cortesi, Fernando Zoffoli, Fontana e Sergio Fusconi, Giovanni Cecchi, Erminio Bigotti. Durante questa nuova esperienza il Cervia riuscì a diventare un momento della vita cittadina; il pubblico prese a seguire la squadra ed i soliti facinorosi attendevano la domenica per scaricare sui malcapitati forestieri (specie ravennati) la rabbia per i ricorrenti risultati negativi. Quel manipolo di coraggiosi integrato successivamente dall’altro Vicari ( Quarto) , Casanova Boesio, Medri Tolmino , Germano Todoli ed altri, resse sino al 1939, l’anno dell’inaugurazione dell’attuale Stadio dei Pini richiesto a gran voce e ottenuto, dal duce, da Basagnon”, vale a dire da Augusto Piraccini.
Le cronache delle partite venivano riportate con molta enfasi nel periodico ravennate del regime fascista, denominato “La Santa Milizia”. Si coglie negli articoli la dimensione di ricerca del “consenso” al regime , che il fenomeno sportivo era in grado di suscitare. Le partite erano sempre scontri epici. Le squadre erano agili, animose, combattive. Le gesta dei giocatori, espressione anche dello spirito di campanile, erano accompagnate dalle acclamazioni delle folle, che seguivano le partite.
Tra i calciatori che fecero parte di quella squadra degli anni Trenta, vi è Giovanni Cecchi ( detto Rino). Cecchi è oggi un “giovanotto” dal fisico asciutto, alle soglie dei novant’anni, che ricorda con lucidità quegli anni e rievoca alcuni momenti di quelle esperienze calcistiche ed umane. Cecchi ricorda che allora si giocava con il “metodo”. La preparazione fisica consisteva in giri di campo e ginnastica. Non c’erano certo le esasperazioni del pressing e del gioco in velocità. Guardando le fotografie ingrandite e incorniciate di due formazioni d’epoca degli anni Trenta, Cecchi , che allora faceva il bracciante e lo stagionale in salina, ricorda i giovani che giocavano con lui nella squadra e la loro estrazione sociale, che è interessante ricostruire attraverso la visione di una fotografia d’epoca. Tra i giocatori di quella squadra, Alberto Cortesi era impiegato in salina; Alberto Fusconi era calzolaio, poi successivamente fu dipendente della salina; Alfredo Collina era barbiere ed aveva il negozio lungo il corso; Sergio Fusconi, faceva il calzolaio, poi entrò in salina; Olindo Dallamora collaborava alla gestione del Cinema in Via XX Settembre; Grassi Pietro faceva il salinaro; Walter Vicari era impiegato I.N.P.S.; Penso Juvarez, collaborava alla gestione familiare del Caffè Roma; Mario Severi era dirigente politico; Primo Fontana, faceva il fruttivendolo; Fernando Zoffoli era economo dell’Ospedale. E’ uno spaccato, seppure incompleto, che ci dà l’idea della provenienza sociale dei giocatori.
Cominciava negli anni Trenta a farsi strada a Cervia il sogno di avere un nuovo stadio, che fosse pari alle attese della città. Per la verità all’inizio degli anni Trenta, la Società Milano Marittima, a cui si deve la nascita ufficiale il 14 agosto 1912 dell’omonima, moderna località turistica, aveva commissionato all’arch. Paolo Vietti Violi il progetto di una mega struttura sportiva, che doveva sorgere in pineta, comprendente un campo da calcio, un campo da golf, una pista e pedane per atletica leggera, una pista per le corse ippiche, una pista per il ciclismo e una struttura per il tiro a volo. Era tuttavia un progetto troppo ambizioso e rimase sulla carta. Solo nel 1939 venne realizzato il nuovo stadio dei Pini a Milano Marittima. Fu costruito anche grazie al contributo che Mussolini fece elargire alla città di Cervia, dopo la sua visita ufficiale del 20 giugno 1938, durante la quale “Basagnon” si fece portavoce della richiesta della nuova costruzione. L’episodio della richiesta del nuovo campo sportivo, è stata rievocato dall’Avv. Carlo Sgarbi in un suo libro intitolato “ Frugando nel passato” ( Tipolito Valbonesi – 1983). Nel nuovo campo la squadra di calcio giocò per 2 anni e poi dovette interrompere le attività per gli eventi bellici.
La ripresa delle attività sportive nel secondo dopoguerra
L’immane tragedia della guerra aveva portato tanti giovani e tanti uomini a combattere al fronte. Molti di questi non torneranno a casa. Le vicende belliche avevano colpito anche le popolazioni civili.
Gli anni che vanno dal 1940 al 1944 (la “Liberazione” della città avvenne il 22 ottobre di quest’ultimo anno), costituirono anche per Cervia una parentesi dolorosa, con i lutti, le morti, le rovine, le devastazioni portate dagli eventi bellici, che colpirono gran parte delle famiglie cervesi. La nascente economia turistica segnò inesorabilmente il passo.
Eppure in questo quadro negativo il gioco del calcio rivestiva ancora un valore di “normalità”. Riziero Finchi, che negli anni del periodo bellico e dell’immediato dopoguerra fu tra i giovani che parteciparono alle vicende calcistiche della squadra del Cervia, ricorda alcuni momenti ed episodi di quel periodo. Il 22 agosto 1943, la squadra cervese sfidò allo Stadio dei Pini di Milano Marittima la rappresentativa dei militari tedeschi, vincendo 2 a 0. Nel Capodanno del 1944 la sfida fu con la rappresentativa militare slovacca e il risultato fu di 1 a 1. La formazione cervese era composta da : Penso I, Finchi, Paganelli, Gentilisco, Penso II, Savoia, Magnani, Santonastaso, Ricci, Marconi, Manzelli.
Passato il fronte, dopo la Liberazione di Cervia la volontà di tornare alla “normalità” era palese, anche se non poteva mancare il triste ricordo della guerra. Nell’agosto del 1945 si svolse nel vecchio Campo del Lungomare, un trofeo dedicato ai Caduti Cervesi. La foto che ritrae la formazione locale, mostra i giocatori con una tenuta da gioco approssimativa. Al posto della maglia una canottiera bianca. Fungeva da allenatore Del Moro. In ordine non di formazione, nell’immagine compaiono Finchi, Paganelli, Penso II, Marconi, Collina, Ricci, Manzelli, Sassi Ranzato, Baldisserri, Scaioli, Penso I, Bonaldo.
Nell’ottobre del 1945 venne ricostruita la squadra e tra i dirigenti , che furono protagonisti di questa rinascita vanno menzionati: Boesio Casanova, Mario Baldisserri, Domenico Fusaroli, Dino Penso e Bruno Masini.
Racconta Boesio Casanova in un suo articolo pubblicato su un numero speciale del Gazzettino di Cervia del 1978, realizzato in occasione del sessantesimo anniversario dell’A.S. Cervia: “ Il 15 ottobre 1945 a Bologna, In Piazza XX Settembre , negli attuali locali della Lega Emiliana nacque l’A.S. Cervia. Ne furono ambasciatori in motocicletta Manzelli Peppino e chi scrive. I rifondatori furono Panzavolta Domenico, Mario Baldisserri, Penso Dino, Masini Bruno, certo Montevecchi e qualche altro che la memoria dimentica. Il terreno di gioco venne sistemato nuovamente presso il Lungomare in attesa del ritorno allo Stadio dei Pini, che nel frattempo era stato dotato di una pista in terra battuta. Fu allora che il Cervia divenne una vera società sportiva. Basti pensare che la società assunse, oltre all’allenatore, anche un massaggiatore in persona dell’eterno Silvano Zanini...”
Zanini racconta alcuni antefatti di quell’iscrizione. Su richiesta del presidente del Ravenna Gondolini, la squadra di Cervia, ancora non ricostruita formalmente venne invitata a giocare contro la formazione del Ravenna Dopo un primo tempo pareggiato 0 a 0, la partita si concluse con la vittoria del Ravenna per 2 a 0. I giovani cervesi avevano però giocato bene. Il presidente del Ravenna suggerì allora di iscriversi al campionato di 1^ Divisione. Le prospettive finanziarie non erano però delle migliori. Il lunedì successivo alla partita Silvano Zanini e Riziero Finchi incontrarono l’Avv. Boesio Casanova al quale chiesero di promuovere il rilancio della squadra. Casanova chiese “Burdell avì i baiocc ?” (ragazzi avete i soldi?). Naturalmente i soldi non c’erano. Ma il sasso era lanciato e di lì a poco si crearono le condizioni per ricostruire la squadra.
Silvano Zanini racconta anche le sue prime esperienze da massaggiatore. Aveva frequentato un primo corso da massaggiatore tenuto dal prof. La Cava di Parma e il suo primo libro su cui formarsi era intitolato “L’arte del massaggio”. Iniziò una “carriera” da massaggiatore, che durerà dagli anni del secondo Dopoguerra fino al 1994, vivendo in campo per tutti questi anni le vicende della squadra del Cervia.
L’anno della ripresa dell’attività agonistica (1945-1946) fu caratterizzato dall’iscrizione al campionato di 1^ Divisione Girone B, che vide la partecipazione di 12 squadre. Le trasferte erano tutte circoscritte al territorio romagnolo, nelle città di Cattolica, Cesena, Cesenatico, Savignano, Morciano, Perticara, Castiglione, Riccione, Rimini, San Mauro, Santarcangelo. Il campionato si concluse con un ottavo posto del Cervia.
Per 2 anni, nel 1951-52 e 1952-53, cessa temporaneamente l’attività dell’A.S. Cervia e l’attività calcistica viene svolta dalla squadra del C.R.A.L. della Salina di Cervia.
Questi due anni furono anche l’occasione per far avvicinare al calcio diversi giovani, che troveremo successivamente protagonisti nella squadra cervese. La Presidenza della squadra venne assunta dal Direttore della salina Ing. Indini. In una foto di quegli anni che ritrae la formazione del C.R.A.L. vediamo ritratti i seguenti giocatori, allenati dall’ex capitano della nazionale polacca Noviski: Ghiselli, Guidazzi (“Ginela”), Petrucci, Marconi, Bertani, Mengoni, Manzelli, , Allegri, Modanesi, Lugaresi, Ranzato. In quegli anni debuttò il portiere Gianni Baldisserri. In altre pagine di questa pubblicazione vengono rievocati personaggi come Gino Guidazzi, Pier Luigi Ridolfi, Graziano Manzelli, Giorgio Missiroli e lo stesso Gianni Baldisserri, che si sino fatti onore nell’attività calcistica.
Con il campionato 1953-54 riprende ufficialmente l’attività dell’A.S. Cervia. Si pongono le basi di un’evoluzione che in pochi anni porterà la squadra a partecipare al campionato di “promozione” (dopo la vittoria nella stagione 1956-57 del campionato di I^ Divisione – Girone A) e a raggiungere nella stagione 1957-58, dopo la vittoria del Campionato nazionale dilettanti – Girone A, l’agognata promozione in serie D, disputata per la prima volta nel 1958-1959.
Rievoca quel periodo a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta Mario Ranzato ( detto “Mariulin”). Gianni Baldisserri, il portiere cervese, che ha difeso la porta di squadre di serie A (Venezia e Spal), prematuramente scomparso, aveva descritto Ranzato , nel già citato numero speciale del Gazzettino di Cervia del 1978, nel modo seguente: “ Il giocatore di Cervia che mi ha maggiormente impressionato e che ho ammirato è stato Mario Ranzato detto “Mariulin” . Pur essendo di statura non molto alta riusciva a colpire di testa più in alto di giocatori più dotati di lui fisicamente. Il suo ruolo era terzino destro ed io che esordivo in quel periodo (1953) nel Cervia come portiere avevo occasione ogni domenica di ammirare il suo stacco e quindi la sua potenza atletica.” Oggi Ranzato (classe 1925), non dimostra certo la sua età ed è ancora dinamico e pronto alla battuta e a ricordare gli anni della sua giovinezza calcistica. Ricorda il periodo del primo dopoguerra. L’indisponibilità del campo sportivo di Milano Marittima, occupato dalle truppe polacche, l’esigenza di rendere di nuovo utilizzabile il campo del Lungomare di Cervia, liberandolo dalle pietre che rendevano inagibile il terreno e che alla fine di un’intricata vicenda saranno poi utilizzate per ampliare il muro di recinzione del campo sportivo di Milano Marittima.
Mario Ranzato sottolinea come allora si giocasse proprio per divertimento e per passione.
Mariulin ricorda un episodio di una partita a Bagnacavallo, disputata sotto la pioggia, quando un suo rinvio fuori campo di un pallone duro e pesante, stese involontariamente uno spettatore della squadra ospitante, che riavutosi dalla botta subita, promise al difensore cervese di dargliele di santa ragione a partita ultimata. Quelle minacce furono però sentite da Nerio Marzelli, possente ex portiere del Cervia degli anni Trenta, che quel giorno fungeva da segnalinee, il quale brandendo la bandierina in modo minaccioso, con parole decise fece ben presto cambiare idea al malcapitato, che ritornò a più miti consigli.
Tra i giocatori del Cervia ricorda anche Valli, il giocatore cervese, che giocò poi nel Milan di Schiaffino. Per quanto era bravo, per quanto sciupava il talento calcistico con una vita proprio da atleta.
Tra gli episodi curiosi degli anni della ripresa del dopoguerra vi è quello ricordato da Silvano Zanini. In occasione di precipitazioni abbondanti, il terreno da gioco del campo del Lungomare presentava condizioni di inagibilità. In vista delle partite da disputare i “ragazzi” della squadra di calcio si davano da fare con idrovore improvvisate, vale a dire con delle pompe solitamente utilizzate per il travaso del vino, per tentare di prosciugare le zone del campo più coperte d’acqua..
Negli anni della “ricostruzione” si susseguirono vari allenatori: Sivieri Adami, Marfoglia, l’ex capitano della nazionale polacca Noviski, Biagini.
Degli anni della fase di sviluppo dell’attività calcistica nel “dopoguerra” si parla in altre pagine di questa pubblicazione, con saggi, interviste immagini. Vengono ricordati personaggi, che a livello di dirigenza ( i quali Boesio Casanova, Germano Todoli, Bruno, Masini) e di giocatori hanno dato un contributo importante per conseguire risultati straordinari fino alla promozione in serie D. Tra i giocatori ricordiamo il giovane capitano di allora Pier Luigi Ridolfi, baluardo difensivo della squadra gialloblu; Graziano Manzelli, Gino Guidazzi, Eugenio Madanesi Gianni Baldisserri, Giorgio Missiroli, Franco Bertaccini, Luciano Mengoni, Aristide Canosani (che sarà in anni successivi apprezato sindaco di Ravenna e alla guida di prestigiosi istituti economico-finanziari), Rino Montanari, e tanti altri giocatori che si rivedono nelle fotografie delle formazioni riportate in questo libro.
Nel dopoguerra inizia per Cervia anche il periodo della “grande trasformazione”. La popolazione della città passerà da 14.908 abitanti del 1951 a 23.039 nel 1971, alimentata da un forte flusso migratorio, in particolar modo dai centri dell’entroterra romagnolo. L’antica città del sale si trasforma in un moderno centro turistico. Si ridimensiona il peso della produzione del sale, delle attività agricole, dello sfruttamento dei prodotti della pineta e della pesca. Progressivamente l’asse economico e sociale della vita cittadina si sposta verso l’economia turistica, che fa da volano per tante altre attività indotte: edilizia, artigianato, servizi. Negli anni del “boom” si moltiplicano gli alberghi, gli stabilimenti balneari, le residenze turistiche e le attività commerciali. Cresce il tenore di vita. Si assiste ad una grande “mutazione”, che ha dei risvolti anche sulle attività sportive.
La crescita sociale ed economica degli anni Cinquanta accompagna anche la crescita sportiva ed agonistica della squadra calcistica di Cervia. Esaurita la fase della ricostruzione della squadra nel secondo Dopoguerra, si aprono gli anni della stagione d’oro con la partecipazione al campionato di serie D, che a partire dal campionato 1958-59, fino alla stagione 1971-72, collocherà la squadra cervese in una posizione di prestigio per lo sport romagnolo.








